Vulvovaginite: cause, sintomi e come curarla
La vulvovaginite è un’infiammazione che interessa contemporaneamente la vulva e la vagina, le parti esterne e interne del tratto genitale femminile inferiore. Si tratta di una condizione molto diffusa, che può manifestarsi a qualsiasi età e riconosce numerose cause, sia infettive che non infettive. Comprendere le origini e i sintomi di questa infiammazione è fondamentale per individuare il trattamento più adeguato e prevenire recidive che possono compromettere la qualità di vita.
L’ecosistema vaginale in condizioni normali è protetto da una flora batterica sana, principalmente composta da lattobacilli, che mantiene il pH acido e impedisce la proliferazione di microrganismi patogeni. Quando questo equilibrio viene alterato, si creano le condizioni per l’insorgenza della vulvovaginite.
Cosa causa la vulvovaginite?
Le cause della vulvovaginite si dividono principalmente in due categorie: infettive e non infettive. Tra le cause infettive, le più frequenti sono la vaginosi batterica, le infezioni da Candida albicans e la tricomoniasi. La vaginosi batterica si verifica quando diminuisce la presenza di lattobacilli e proliferano batteri come Gardnerella vaginalis. L’infezione da Candida, un fungo normalmente presente in piccole quantità, può svilupparsi in modo eccessivo soprattutto dopo terapie antibiotiche, in presenza di diabete o durante la gravidanza. La tricomoniasi è causata dal parassita Trichomonas vaginalis e si trasmette per via sessuale.
Le forme non infettive costituiscono almeno il 40% delle vulvovaginiti e includono reazioni allergiche o irritative a prodotti per l’igiene intima, detergenti troppo aggressivi, assorbenti, indumenti sintetici aderenti, lavande vaginali eccessive o lubrificanti. Anche le alterazioni ormonali, tipiche della menopausa, possono provocare atrofia della mucosa vaginale con conseguente infiammazione.
I fattori di rischio che aumentano la probabilità di sviluppare vulvovaginite comprendono l’uso di antibiotici a largo spettro, che alterano la flora batterica, rapporti sessuali non protetti, diabete non controllato, stress, immunodepressione, abitudini igieniche scorrette come lavarsi dalla zona anale verso quella vaginale, e l’impiego di biancheria intima non traspirante.
Quali sono i sintomi della vulvovaginite?
I sintomi tipici della vulvovaginite includono prurito intenso nella zona genitale, bruciore sia spontaneo che durante la minzione, arrossamento ed edema della vulva, dolore durante i rapporti sessuali e perdite vaginali anomale. Le caratteristiche delle secrezioni variano in base alla causa:
| Tipo di vulvovaginite | Caratteristiche delle perdite | Odore |
|---|---|---|
| Vaginosi batterica | Biancastre o grigiastre | Sgradevole di pesce, intenso dopo rapporti sessuali |
| Infezione da Candida | Dense, biancastre, grumose (simili a ricotta) | Assente o non particolare |
| Tricomoniasi | Abbondanti, schiumose, giallo-verdastre | Maleodoranti |
Nelle forme non infettive, le perdite possono essere assenti o limitate a una leggera secrezione mucosa senza odore. Il disagio può essere accentuato dal contatto con agenti esterni come saponi, tessuti o anche acqua. Quando la sintomatologia persiste nonostante i trattamenti o tende a ripresentarsi frequentemente, è importante indagare la possibilità di una forma irritativa o allergica piuttosto che infettiva.
Nelle bambine, la vulvovaginite si manifesta spesso con arrossamento, prurito e piccole perdite, frequentemente legate a scarsa igiene o all’uso di bagnoschiuma irritanti. Nelle donne in menopausa, la secchezza vaginale e il bruciore possono essere segni di atrofia vulvovaginale da carenza estrogenica.
Diagnosi della vulvovaginite
La diagnosi si basa innanzitutto sull’anamnesi dettagliata e sull’esame obiettivo ginecologico. Durante la visita dal ginecologo, il medico valuta l’aspetto della vulva e della vagina, cercando segni di infiammazione, arrossamento o lesioni. L’analisi delle secrezioni vaginali è fondamentale per identificare l’agente causale.
Il tampone vaginale consente di esaminare al microscopio le perdite e di effettuare colture per identificare batteri, funghi o parassiti. La misurazione del pH vaginale fornisce informazioni utili: valori superiori a 4,5 suggeriscono vaginosi batterica o tricomoniasi, mentre un pH normale non esclude un’infezione da Candida. Il test delle amine (whiff test) rileva l’odore caratteristico di pesce aggiungendo idrossido di potassio alle secrezioni, risultando positivo nella vaginosi batterica.
Quando si sospetta una forma non infettiva, è importante indagare su abitudini igieniche, prodotti utilizzati, tipo di biancheria e presenza di allergie note. L’esclusione di patogeni infettivi orienta verso una diagnosi di vulvovaginite irritativa o allergica. In questi casi può essere utile una valutazione allergologica per identificare eventuali sensibilizzazioni.
Come si cura la vulvovaginite?
Il trattamento varia in base alla causa identificata.
| Tipo di vulvovaginite | Trattamento principale | Forme di somministrazione |
|---|---|---|
| Vaginosi batterica | Metronidazolo o clindamicina | Orale o topica (creme, ovuli vaginali) |
| Infezione da Candida | Antimicotici (clotrimazolo, miconazolo, fluconazolo) | Locale o orale |
| Tricomoniasi | Metronidazolo o tinidazolo | Orale |
Nelle forme non infettive, il trattamento consiste principalmente nell’eliminare l’agente irritante. È necessario sospendere l’uso di detergenti aggressivi, lavande vaginali, assorbenti profumati o indumenti sintetici aderenti. Si consiglia di utilizzare detergenti intimi delicati con pH fisiologico, preferire biancheria in cotone e limitare i lavaggi a una o due volte al giorno. In caso di allergia documentata, vanno evitati i prodotti contenenti la sostanza responsabile.
Per la vulvovaginite atrofica in menopausa, possono essere utili estrogeni topici a basso dosaggio, che migliorano il trofismo della mucosa vaginale. I lubrificanti e idratanti vaginali senza ormoni rappresentano un’alternativa valida. Per un approccio completo alla salute in questa fase della vita, può essere utile rivolgersi allo spazio menopausa.
Durante il trattamento è consigliabile astenersi dai rapporti sessuali o utilizzare il preservativo per evitare ulteriori irritazioni. I probiotici contenenti lattobacilli possono contribuire a ripristinare la flora vaginale normale e prevenire recidive.
La vulvovaginite è contagiosa?
La risposta dipende dalla causa. Le forme infettive trasmissibili sessualmente, come la tricomoniasi, sono contagiose e richiedono il trattamento del partner per evitare reinfezioni. Anche se meno comune, la trasmissione sessuale è possibile in alcuni casi di vaginosi batterica o candidosi, soprattutto quando le condizioni locali o il sistema immunitario del partner ne favoriscono l’insorgenza.
La vaginosi batterica e le infezioni da Candida non sono considerate infezioni sessualmente trasmissibili classiche, poiché possono svilupparsi indipendentemente dall’attività sessuale. Tuttavia, i rapporti possono favorire alterazioni del pH vaginale e squilibri della flora batterica. Le forme non infettive, causate da irritazioni o allergie, non sono contagiose.
Per prevenire la trasmissione e le recidive è importante adottare corrette pratiche igieniche, utilizzare il preservativo quando appropriato, evitare l’uso condiviso di asciugamani o biancheria intima, e trattare entrambi i partner quando indicato dal medico. Una diagnosi accurata è essenziale per stabilire se il partner necessita di terapia e quali precauzioni adottare. Per questioni legate alla sfera intima e alla prevenzione, può essere utile anche un supporto sessuologico.