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Tumore ovarico: sintomi, diagnosi e trattamento completo

Il tumore dell’ovaio rappresenta una delle neoplasie ginecologiche più insidiose, colpendo in Italia circa 6.000 donne ogni anno. La difficoltà principale risiede nella diagnosi: nella maggior parte dei casi viene identificato in fase avanzata, quando le possibilità di trattamento efficace si riducono significativamente.

Le ovaie sono due organi delle dimensioni di una mandorla, situati ai lati dell’utero, con il compito di produrre ovociti e ormoni sessuali femminili. Quando le cellule di questi organi proliferano in modo incontrollato, si sviluppa il tumore ovarico, che nella maggioranza dei casi origina dalle cellule epiteliali che rivestono l’organo.

Comprendere i sintomi, i fattori di rischio e le strategie diagnostiche può fare la differenza tra una diagnosi tempestiva e una tardiva, influenzando direttamente la prognosi e la qualità di vita.

Quali sono i sintomi del tumore all’ovaio?

I sintomi del tumore ovarico sono spesso vaghi e aspecifici, motivo per cui la malattia viene frequentemente confusa con disturbi addominali comuni. Questa caratteristica rende la diagnosi precoce particolarmente complessa.

I sintomi precoci possono includere:

  • gonfiore addominale persistente o sensazione di pienezza
  • dolore pelvico o addominale continuo
  • difficoltà a mangiare o senso di sazietà precoce
  • necessità di urinare frequentemente
  • alterazioni del ciclo mestruale o sanguinamenti anomali
  • affaticamento inspiegabile
  • perdita o aumento di peso non giustificati

La chiave sta nella persistenza: se questi disturbi si presentano quotidianamente per più di due settimane, è opportuno consultare un ginecologo. Nelle fasi avanzate possono comparire sintomi più evidenti come accumulo di liquido nell’addome (ascite), difficoltà respiratorie e perdita dell’appetito.

Come si manifesta il tumore all’ovaio?

Il tumore ovarico si manifesta in modo subdolo proprio perché le ovaie sono posizionate in profondità nella cavità pelvica, rendendo difficile individuare masse di piccole dimensioni durante le visite di routine. La malattia tende a progredire silenziosamente, diffondendosi spesso nella cavità peritoneale prima di dare segni evidenti.

Nella maggior parte dei casi, il carcinoma ovarico di tipo epiteliale – la forma più comune – origina dall’epitelio delle tube di Falloppio e successivamente invade l’ovaio e gli organi vicini. Esistono diversi sottotipi istologici, il più frequente dei quali è il carcinoma sieroso ad alto grado, particolarmente aggressivo.

Fattori di rischio del tumore ovarico

I fattori di rischio per il carcinoma ovarico si dividono in diverse categorie. L’età costituisce il principale elemento: la maggior parte delle diagnosi avviene tra i 50 e i 69 anni, con un’età mediana di 63 anni.

Altri fattori di rischio includono:

  • Predisposizione genetica: le mutazioni dei geni BRCA1 e BRCA2 aumentano significativamente il rischio. Nelle donne con mutazione BRCA1 il rischio sale al 39-44%, mentre con BRCA2 raggiunge l’11-17%, rispetto all’1-2% della popolazione generale
  • Storia familiare: avere parenti di primo grado con tumore ovarico o tumore mammario incrementa la probabilità
  • Nulliparità: non aver avuto figli
  • Fattori ormonali: menarca precoce, menopausa tardiva, gravidanza ritardata
  • Obesità

Esistono anche fattori protettivi: aver avuto più gravidanze, l’allattamento al seno e l’uso prolungato di contraccettivi estroprogestinici riducono il rischio di sviluppare la malattia.

Diagnosi del tumore all’ovaio

La diagnosi del tumore ovarico si basa su un approccio multimodale. Il primo passo è la valutazione clinica, che include l’esame pelvico, seguito da indagini strumentali e di laboratorio.

Gli strumenti diagnostici principali sono:

  • Ecografia transvaginale: permette di visualizzare masse o alterazioni delle ovaie
  • Dosaggio del marker tumorale CA 125: un valore elevato nel sangue può suggerire la presenza del tumore, anche se non è specifico
  • TC o risonanza magnetica: per valutare l’estensione della malattia
  • Biopsia ed esame istologico: la diagnosi definitiva richiede l’analisi del tessuto

La stadiazione, che determina quanto la malattia si è diffusa, è fondamentale per pianificare il trattamento e avviene generalmente durante l’intervento chirurgico.

Trattamento del carcinoma ovarico

Il trattamento del tumore ovarico richiede un approccio combinato che nella maggior parte dei casi prevede chirurgia e chemioterapia.

L’intervento di chirurgia ginecologica mira a rimuovere il più possibile tessuto tumorale (citoriduzione) e comprende tipicamente:

  • Isterectomia (asportazione dell’utero)
  • Salpingo-ooforectomia bilaterale (rimozione di ovaie e tube)
  • Escissione di eventuali lesioni presenti nel peritoneo

La chemioterapia viene somministrata dopo l’intervento e si basa generalmente su farmaci a base di platino. Negli ultimi anni sono stati introdotti trattamenti innovativi come i PARP inibitori, particolarmente efficaci nelle pazienti con mutazioni BRCA, che hanno migliorato significativamente la sopravvivenza.

Quanto si vive con un tumore all’ovaio?

La sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi è attualmente intorno al 43%. Questo dato riflette il fatto che molte pazienti ricevono la diagnosi in fase avanzata, quando il tumore si è già diffuso oltre le ovaie.

La prognosi dipende fortemente dallo stadio alla diagnosi:

  • Negli stadi precoci (tumore confinato alle ovaie), la sopravvivenza supera l’80-90%
  • Negli stadi avanzati (malattia diffusa), le percentuali si riducono significativamente

Tuttavia, i tassi di mortalità stanno diminuendo grazie alle nuove strategie terapeutiche, inclusi i farmaci biologici e le terapie mirate. Ogni caso è diverso e la risposta al trattamento varia in base al sottotipo istologico, alle caratteristiche molecolari del tumore e allo stato generale di salute della paziente.

Il tumore all’ovaio si può prevenire?

La prevenzione primaria del tumore ovarico è complessa, poiché non esistono screening efficaci per la popolazione generale. Tuttavia, alcune strategie possono ridurre il rischio.

Le donne con mutazioni BRCA o storia familiare significativa possono considerare la chirurgia profilattica (rimozione preventiva di ovaie e tube) dopo aver completato la propria famiglia, riducendo drasticamente il rischio di sviluppare la malattia.

Altri approcci preventivi includono:

  • uso di contraccettivi orali per periodi prolungati
  • gravidanze e allattamento
  • mantenimento di un peso corporeo sano

Il counseling genetico è fondamentale per le donne con familiarità: individuare una mutazione BRCA consente di attuare programmi di sorveglianza intensificata e strategie preventive personalizzate. La consulenza presso centri specializzati permette di valutare il rischio individuale e definire il percorso più appropriato.